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Cosa sono gli ETF

Costruire un portafoglio di ETF


  • I bassi costi di accesso alle transazioni online consentono di costruirsi autonomamente un proprio portafoglio diversificato, potendo scegliere facilmente migliaia di titoli e usando strumenti finanziari, fino a pochi anni fa, di esclusivo appannaggio degli investitori istituzionali. Costruire un proprio portafoglio o “fondo d' investimento personale” richiede una strategia d’investimento coerente con gli obiettivi che da questo si vogliono raggiungere. Per l’investitore l’alternativa più ovvia sarebbe quella di acquistare in paniere di titoli (azioni, obbligazioni ecc). I vantaggi di questa strategia sono la diversificazione dell'investimento che riduce il rischio relativo. Al contempo però, bisogna tener presente che possedere un portafoglio composto da decine di azioni/obbligazioni, oltre ai costi fissi spesso elevati, comporta la difficoltà di non avere il tempo sufficiente per gestirlo e manutenerlo.


    La soluzione ideale è quella di ricorrere agli ETF per la costruzione di un portafoglio ben diversificato con i seguenti vantaggi:

    1. Si evita di impiegare tempo nella scelta e nel monitoraggio di singoli titoli/obbligazioni
    2. Si ha la certezza di replicare l’indice di riferimento
    3. S' investe in uno strumento trasparente e liquido
    4. Si diversifica il proprio capitale a costi bassissimi
    5. Non è necessario cambiare intermediario finanziario o aprire un conto specifico, riducendo conseguentemente i costi relativi


    Non esiste un piano di investimento adatto a tutti gli investitori, poiché ciascuno ha un differente orizzonte temporale, un proprio obiettivo di rendimento e una diversa propensione o avversione al rischio: tutte variabili che inevitabilmente vanno a incidere sul rendimento finale. E’ necessario “cucire su misura” ogni piano d’investimento sulle caratteristiche proprie di ogni singolo investitore,e per raggiungere tale obiettivo è necessaria un’opportuna diversificazione del proprio portafoglio. La diversificazione rappresenta una scelta obbligata per chiunque desideri costruirsi in proprio un portafoglio titoli, in maniera professionale. La costruzione di un portafoglio personale richiede la conoscenza dei seguenti elementi:

    1.Obiettivo;
    2.Rendimento-rischio
    3.Diversificazione.

    Avere preventivamente ben chiaro l'obiettivo del proprio investimento è la "conditio sine qua non" per raggiungere il successo. Bisogna costruire portafogli ben diversi se l'obiettivo è la crescita del capitale o l'ottenimento di una rendita periodica o la protezione del capitale investito ecc. Una volta definito l’obiettivo bisognerà definire l’orizzonte temporale, fissando il periodo di tempo massimo entro il quale si prevede la realizzazione tenendo sempre presente che il principio base che regola ogni investimento si basa sul rapporto rendimento/rischio; la logica vuole che a parità di rischio si sceglierà l’attività con le migliori prospettive di guadagno, mentre a parità di possibile rendimento si indirizzerà l’investimento verso quelle attività con un livello di rischio più contenuto. La scelta del livello di rischio dipende dalla propensione personale di ciascun investitore. A fronte della possibilità di ottenere dei profitti si contrappone l’eventualità di conseguire delle perdite: non si può elevare il potenziale rendimento senza elevare parallelamente anche il livello di rischio. Il rischio complessivo di un investimento in ETF può essere suddiviso in sette componenti: rischio Inflazione, rischio paese, rischio di durata, rischio emittente, rischio di cambio, rischio di liquidità, rischio volatilità

    Il cardine su cui si fonda tutta la teoria della diversificazione, è che studiare solo il rendimento di un’attività finanziaria sia incompleto, in quanto si trascura il lato del rischio. Il rendimento complessivo del portafoglio è uguale alla media ponderata dei rendimenti delle singole attività: nel caso di un portafoglio composto in parti uguali da un titolo con rendimento atteso pari al 10% e da un titolo con rendimento del 20%, il rendimento atteso del portafoglio sarà pari al 15%. La volatilità del portafoglio, invece, non è pari alla volatilità media delle singole attività; il valore finale è invece funzione del legame tra le attività e diventa cruciale capire se queste si muovono nella stessa direzione, oppure in modo disomogeneo. Infatti, un portafoglio composto in parti uguali da due titoli con volatilità rispettivamente pari al 10% e al 20%, la volatilità complessiva del portafoglio sarà generalmente inferiore alla loro media, ossia al 15%. L’indicatore statistico utilizzato per descrivere il legame tra le grandezze è definito indice di correlazione. L’elevata correlazione fa sì che combinazioni di A e B non permettano di ridurre in modo significativo la volatilità, a parità di rischio. Quindi, l’effetto finale sul portafoglio dipende dal numero degli asset e dalla relazione che li lega. Il rischio di un portafoglio può essere scisso nelle due componenti: rischio del titolo e rischio determinato dal legame con gli altri titoli nel portafoglio. E' quindi necessario utilizzare la funzione di utilità dell’investitore che assegna un valore, in base alle preferenze di rischio e rendimento di ognuno, creando un ordinamento delle varie combinazioni di rischio e rendimento, ossia dei possibili portafogli costruibili. Ogni investitore ha un suo mix ideale di rischio di policy (scelte strategiche di investimento) e di rischio attivo (quale discrezionalità concedere al gestore) e non esiste una soluzione unica per tutti.

    Da quanto detto dovrebbe risultar chiaro che più un portafoglio risulta diversificato, minore sarà l’impatto negativo (positivo) che subirà in caso di una possibile discesa (salita) dei mercati finanziari; di conseguenza, minore risulterà anche la volatilità e il suo rischio relativo. Con l'utilizzo degli ETF si è certi di replicare l’indice di riferimento e si ha la sicurezza di investire in uno strumento trasparente, ottenendo di conseguenza anche il vantaggio della diversificazione del proprio capitale. La diversificazione può essere settoriale quando, un investitore non sa in quale specifico titolo investire, ma è convinto della bontà di un settore. In questo caso può investire in un ETF settoriale che permette di ottenere un investimento diversificato, riducendone la volatilità. Tale strategia operativa si addice soprattutto agli investimenti in settori molto volatili quali: biotecnologico, semiconduttori e alta tecnologia in cui risulta molto difficile individuare i titoli con migliori prospettive. Qualora l'obiettivo fosse una diversificazione geografica è possibile utilizzare gli ETF per assumere velocemente una posizione attiva su un paese che si presume offrirà un rendimento superiore rispetto al mercato. Questa logica di trading fa sì che gli ETF rappresentino uno strumento molto efficace per l’implementazione di una strategia di asset allocation tattica. Se invece, si vuole effettuare una diversificazione secondo uno stile gestionale, è possibile utilizzare ETF basati su indici smali cap, large cap, value e growth puntando così su un certo stile gestionale sulla base delle proprie previsioni.

 

 

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