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Cosa sono gli ETF

Il funzionamento di un ETF


  • Non è necessario che un investitore conosca nei minimi particolari come sia effettivamente realizzato un ETF, ma una conoscenza di base del meccanismo sottostante può aiutare a comprendere meglio quali siano i vantaggi, in termini di costi, flessibilità ed efficienza. Dal punto di vista di un investitore, un ETF è un'azione come un'altra, che assicura però, invece della partecipazione al capitale di rischio di una sola società quotata, il possesso di un portafoglio di titoli, rappresentativo di un indice di mercato.

    Un ETF nasce con l'acquisto delle azioni direttamente sul mercato, nella stessa proporzione in cui queste rientrano nell'indice di mercato che si vuole replicare. Quindi, se ad esempio il peso di Eni nello S&P/Mib fosse del 10%, allora il portafoglio sottostante l'ETF sarebbe costituito, per il 10% del suo valore, da azioni Eni. Una volta creato tale portafoglio, viene quindi collocato presso una banca depositaria, che rilascia delle ricevute di deposito o dei certificati rappresentativi dei titoli effettivamente depositati. Tali ricevute o certificati possono poi essere scambiati sul mercato, come avviene per qualsiasi titolo azionario. La funzione principale della banca depositaria è garantire l'effettiva esistenza del paniere di titoli. Visto che tale portafoglio risulta essere assolutamente speculare a quello di un indice azionario, ne deriva come sia possibile che l'andamento del prezzo di mercato degli ETF segua in modo quasi perfetto quello dell'indice sottostante. In realtà, perché questa fondamentale proprietà sia garantita, è necessario aggiungere un ulteriore particolare al meccanismo di funzionamento di un ETF.

    E' necessario distinguere tra prezzo di mercato e Net Asset Value (NAV). Il prezzo di mercato viene ovviamente determinato dalle forze della domanda e dell'offerta, mentre il NAV rappresenta il valore del portafoglio sottostante che è, quindi, oggettivamente determinato dal valore dell'indice di mercato. In effetti, non c'è nulla che, di per sé, assicuri la convergenza tra il prezzo di mercato degli ETF, che è poi il prezzo al quale l'investitore può comprare o vendere azioni, ed il NAV, che è l'effettivo valore del patrimonio investito, anche se il ruolo del market maker assicura la convergenza tra i due valori. Se il prezzo di un ETF fosse libero di fluttuare indipendentemente dal suo NAV, ci sarebbe il rischio di dover vendere le proprie azioni ad un prezzo che non rispecchi il loro effettivo valore. La convergenza tra prezzo di mercato dell'ETF ed il suo NAV è assicurata dal fatto che gli ETF sono fondi di tipo aperto e non di tipo chiuso. Infatti, non solamente è possibile in ogni momento acquistare o vendere sul mercato azioni di un ETF, ma è anche possibile ogni giorno creare nuove azioni o redimere quelle esistenti in cambio dei titoli sottostanti. In sostanza, il numero di azioni non è determinato a priori, ma varia nel tempo

    Ciò permette agli investitori istituzionali autorizzati, definiti Authorised Participant (AP) di operare come arbitraggisti, approfittando di eventuali disallineamenti di prezzo rispetto al valore effettivo dei titoli sottostanti. Nel caso in cui il prezzo di mercato fosse inferiore al NAV, un arbitraggista potrebbe comprare azioni dell'ETF, cederle presso la banca depositaria in cambio dei titoli sottostanti e rivendere tali azioni sul mercato in modo da lucrare la differenza di prezzo. Allo stesso modo, se il prezzo fosse superiore a quello del NAV sarebbe possibile ottenere un guadagno certo, comprando i titoli che costituiscono il portafoglio sottostante, collocandoli sempre presso la banca depositaria in cambio di azioni dell'ETF (aumentandone il numero) ed, infine, rivendendo tali azioni sul mercato. Chiaramente, il prezzo dell'ETF tenderà, nel primo caso, ad aumentare, riallineandosi così verso il NAV, finché non sarà più profittevole comprare ETF e vendere titoli. Nel secondo caso, invece, il prezzo dell'ETF tenderà a diminuire convergendo ancora una volta verso il NAV. Tale meccanismo di arbitraggio fa sì che, nella sostanza, l'ETF sia praticamente equivalente all'indice sottostante.

    Questo meccanismo, che viene definito in kind creation-redemption, richiede che venga pagata una commissione fissa (solitamente nell'ordine di alcune migliaia di euro) e prevede un blocco minimo, detto appunto creation unit, solitamente posto pari a 25000, 50000 o 100000 azioni dell'ETF. Ne deriva che un importante vantaggio degli ETF è quello di porre letteralmente a lato i costi di transazione in cui incorrono i normali fondi comuni nel gestire il flusso netto di nuove sottoscrizioni e riscatti. Quando la dinamica delle nuove sottoscrizioni e riscatti genera un flusso di cassa negativo, per poter rispettare gli obblighi contratti verso i propri clienti, il gestore del fondo si vedrà costretto a vendere sul mercato parte dei titoli posseduti, in modo da generare la liquidità necessaria per far fronte alle richieste di riscatto. È evidente che l'andamento delle sottoscrizioni e dei riscatti possano generare dei costi di transazione non esplicitamente voluti e possa, inoltre, penalizzare il rendimento complessivo del fondo, in quanto il gestore può vedersi costretto a smobilizzare anzitempo posizioni in perdita. Tali penalizzazioni non colpiscono soltanto per investitori che decidono di effettuare il disinvestimento, ma sono a carico del fondo nel suo complesso e, quindi, di tutti gli investitori.

    Chi ha un'ottica di lungo termine è penalizzato dall'irrazionalità di breve periodo di coloro che entrano ed escono dal fondo nei momenti sbagliati. Il particolare funzionamento degli ETF permette di eliminare queste problematiche, poichè, al contrario dei fondi comuni, il patrimonio sotto gestione, negli ETF, si modifica nel seguente modo:

    1. la domanda di un ETF viene anticipata da un Authorised Participant;
    2. tali società finanziarie acquistano sul mercato un portafoglio di titoli rappresentativo dell'indice sottostante;
    3. vengono create nuove azioni dell'ETF in cambio dei titoli trasferiti al fondo;
    4. tali azioni possono, quindi, essere liberamente acquistate o vendute sul mercato dagli investitori;
    5. eventualmente la domanda per questo ETF può ridursi;
    6. allora le sue azioni sono riacquistate sul mercato;
    7. le azioni dell'ETF in questione vengono eliminate in modo da rendere possibile riappropriarsi della parte del portafoglio complessivo che esse rappresentano.

    Questo meccanismo fa sì che a dinamica della domanda privata o istituzionale si scarica semplicemente sul numero di azioni dell'ETF disponibili sul mercato, senza comportare la necessità continua di vendere o acquistare le azioni dei titoli sottostanti ed evitando, così, di incorrere in ulteriori costi di transazione.

 

 

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